Il tempo dell’improvvisazione è finito.

 

Il settore del Buy Now Pay Later, dei pagamenti digitali, dei payment operator e dell’orchestrazione non potrà più essere trattato come un mercato nel quale sia sufficiente pubblicare una pagina web, collegare un widget o rivendere una funzionalità sviluppata da altri per presentarsi come infrastruttura fintech.

 

Per troppo tempo abbiamo assistito alla nascita di operatori che hanno costruito la propria proposta commerciale attorno al nome di un provider, facendo percepire al mercato che l’utilizzo di Stripe, Klarna, Scalapay o di qualsiasi altro sistema coincidesse automaticamente con l’offerta di una soluzione di pagamento completa spesso vendendo soluzioni di terzi messe a disposizione sul mercato gratuitamente.

Non è così.

 

Un provider di pagamento è una componente dell’infrastruttura. Non è, da solo, l’infrastruttura.

 

Inserire una tab per raccogliere i dati di pagamento, integrare un checkout standard, pubblicare un link o distribuire un widget ospitato su un server condiviso e su un crm open source, non significa aver sviluppato una piattaforma fintech.

 

Significa, nella maggior parte dei casi, aver costruito un’interfaccia commerciale sopra una tecnologia appartenente ad altri.

 

La differenza emerge quando entrano in gioco gli elementi che l’utente finale spesso non vede, ma che determinano la reale solidità di un operatore:

 

sicurezza dei flussi e dei dati, segregazione degli ambienti, gestione degli accessi, tracciabilità delle operazioni, prevenzione delle frodi, continuità operativa, aggiornamento tecnologico, conformità GDPR, corretta gestione dei consensi, riconciliazione contabile e fiscale, collegamento con i sistemi previsti dall’Agenzia delle Entrate, gestione delle anomalie e rispetto delle normative applicabili.

 

A questi elementi si aggiunge una necessità sempre più evidente: la capacità di sviluppare soluzioni custom realmente integrate nei processi aziendali.

 

Le imprese non cercano più soltanto un link o un QR code standardizzato. Richiedono API, webhook, flussi personalizzati, integrazioni con gestionali, casse, registratori telematici, e-commerce, marketplace, app, kiosk, sistemi proprietari e infrastrutture già esistenti, ma soprattutto conformità e sicurezza di fronte ad adempimenti che rischiano di esporli a sanzioni importanti.

 

Ogni settore presenta esigenze differenti. Ogni azienda gestisce procedure, volumi, canali di vendita, sistemi amministrativi e modelli di riconciliazione specifici. Per questo la capacità di adattare la tecnologia al contesto operativo del merchant sta diventando una condizione indispensabile, non un servizio accessorio.

 

Lo sarà ancora di più alla luce della nuova direttiva europea e dell’evoluzione del quadro normativo applicabile al Buy Now Pay Later, che porteranno maggiore attenzione sulla trasparenza, sulla tutela degli utenti, sulla corretta presentazione delle soluzioni, sulla gestione dei dati, sui controlli e sulle responsabilità degli operatori coinvolti.

 

Il nuovo scenario non permetterà più ambiguità tra chi sviluppa un’infrastruttura, chi distribuisce un servizio, chi opera come intermediario e chi si limita a pubblicare una funzionalità appartenente a terzi.

 

Conformità, tecnologia, sicurezza e capacità di integrazione diventeranno criteri di selezione sempre più determinanti.

 

Sono questi elementi a distinguere un prodotto commerciale da un’infrastruttura.

 

Negli ultimi dodici mesi sono nati in Italia circa ottanta nuovi operatori legati al mondo dei pagamenti rateali, dei QR code e dei sistemi di incasso digitale.

 

Eppure InprimePay ha continuato a crescere.

 

Non ha subito il mercato. Non ha rallentato. Non ha dovuto difendere la propria posizione attraverso una guerra dei prezzi o attraverso l’utilizzo strumentale dei nomi dei provider.

 

Il motivo è semplice: InprimePay non ha concentrato il proprio sviluppo sul singolo sistema di pagamento, ma sull’infrastruttura necessaria per gestirlo.

 

Le partnership vengono costruite nel tempo, consolidate attraverso rapporti reali, confronti continuativi e incontri settimanali con i rispettivi team dei provider. La tecnologia viene aggiornata mediamente ogni 2,5 giorni. Le nuove funzioni non vengono semplicemente pubblicate, ma integrate all’interno di un ecosistema che deve garantire sicurezza, stabilità, conformità, personalizzazione e possibilità di crescita.

 

InprimePay non vende il nome di un provider.

 

Offre una tecnologia capace di integrare più provider, più modalità di pagamento e più scenari di incasso all’interno di un’unica infrastruttura.

 

È una differenza sostanziale.

 

Il valore non è mostrare il logo più conosciuto su una pagina commerciale. Il valore è costruire tutto ciò che permette a quel pagamento di essere realmente utilizzabile, monitorato, riconciliato, aggiornato e gestito in modo conforme all’interno dei processi aziendali.

 

Il valore è anche saper intervenire quando una soluzione standard non è sufficiente, progettando flussi custom capaci di integrarsi realmente nell’operatività dell’impresa senza obbligarla a sostituire l’infrastruttura che utilizza già.

 

La fase iniziale del mercato, nella quale era possibile presentare come innovativa qualsiasi soluzione collegata a un QR code o a un checkout, si sta concludendo.

 

Il mercato ora seleziona davvero.

 

I merchant saranno più informati. Le aziende analizzeranno con maggiore attenzione dove transitano i dati, chi gestisce realmente l’infrastruttura, quali responsabilità vengono assunte, quali controlli sono presenti, quale capacità tecnologica esiste dietro una semplice interfaccia e se l’operatore sarà in grado di accompagnarle nell’adeguamento alle nuove disposizioni normative.

 

Non sarà più sufficiente vendere una promessa.

 

Serviranno tecnologia proprietaria, processi, competenze, compliance, assistenza, aggiornamenti costanti, capacità di sviluppo custom e una struttura capace di sostenere la crescita dei clienti.

 

Questo non rappresenta un problema per InprimePay.

 

Rappresenta esattamente la sfida per la quale l’azienda ha lavorato negli ultimi anni.

 

Il settore BNPL e dei pagamenti digitali sta entrando nella sua fase più matura, selettiva e professionale.

 

InprimePay non vede l’ora di affrontarla.

 

Gennaro Scotto di Carlo

CEO di InprimePay